Kathmandu-India
06 agosto 2004 - 05 settembre 2004
la città del taj mahal. questa india mi sta sorprendendo un po'. me l'aspettavo diversa e soprattutto pensavo che sarei stata un po' meno "turista". purtroppo la nostra occidentalità non ci permette di vivere a pieno il viaggio. comunque... impressioni generali: migliaia di clacson assordanti che ci stordiscono il cervello continuamente per le strade: vige la regola "se sorpassi avvisi prima con una lunga strombazzata". animali ovunque per le strade. mucche padrone della carreggiata. facoceri. sciacalli. cani. e tante tante bandarlog (per chi capisce cosa intendo). tanti palazzi in arenaria rossa, tutti desolati e spogli, con la vegetazione che penetra lentamente ma inesorabile tra i mattoni. una scena da tane fredde (la città abbandonata dove abitano le bandarlog, le scimmie appiccicose). contrasti: povertà-opulenza, visi seri seri, profondi profondi-sorrisi dolci e allegri allegri, sporcizia per strada-gente che lava la macchina come se fossero i denti prima di andare a letto, bianco del marmo-verde dell'erba-rosso del mattone-grigio del cielo. monsone: pensavo peggio. alla fine piove un 10 minuti al giorno poi rinfresca e la temperatura quando non c'é il sole é più che accettabile. zanzare: pensavo peggio anche qui. tante tante la mattina presto e la sera, ma di giorno niente. gruppo: c'é allegria, alla fine (a parte la mattina alle 7 quando si parte che sono tutti mesti mesti). qualche divergenza di opinioni nella norma (tipo "io solo monumenti e cose culturali"- "io solo sulla strada a fare foto"). foto: belle belle belle. sono veramente soddisfatta (bisognerà vederle poi...). bei volti. begli esperimenti. belle persone.
[città sul gange dove si svolgono le cremazioni e le abluzioni sacre], é stata la cosa più particolare che ho visto dell'india. a parte il fatto che ci siamo alzati prima dell'alba per andare subito sul fiume, dopo abbiamo camminato per 8 ore nelle vie della città, abbiamo bevuto un the a casa di un brahmino, visto mille cadaveri trasportati su portantine per essere cremati e cercato in ogni momento di evitare la merda [nel senso di cacca+schifo, non di schifo e basta] che era dappertutto per terra. [il meglio é stato quando é venuto a piovere e si sono allagate le strade... considerata l'idrosolubilità della merda, posso dire di aver sperimentato il detto "siamo nella merda fino al ginocchio"]. ho messo i piedi nel gange. acqua marrone chiaro da fango sciolto dentro, cenere e carbone che galleggia, forte corrente con mulinelli e vortici che portan via. l'acqua però é fresca. se sono sopravvissuta a varanasi, adesso sono immune ad ogni malattia.
i nasi si schiacciano e gli occhi si allungano, ma il colore della pelle resta lo stesso passando dall'india al nepal. arrivati qui da varanasi ci sembrava di essere in svizzera... il fatto é che non é che qui sia particolarmente pulito o ordinato, ma rispetto alla frenesia dell'india siamo stati colti da un senso strano di pace. sarà che la città é a 1300 m di altitudine, sarà che finalmente si respira aria buona, sta di fatto che qui si sta molto meglio. con il gruppo c'é un ottimo feeling. soprattutto si ride un sacco. non é male. una cosa che mi ha colpito molto dell'india é che in più di mille km che abbiam percorso non é praticamente mai cambiato il paesaggio, né la gente, i modi di vestire, i mercati, le città, i negozi, la cucina. mi fa strano pensare che in italia se ti sposti solo da bologna a forlì noti le differenze e qui c'é tutto questo spazio che racchiude una cultura che é così conservatrice che sarà difficile da far smuovere per mille anni ancora. soprattutto credo che ci sia un grande fatalismo che impregna ogni cosa. il nepal é diverso, ma non so ancora come.
a varanasi, che é la città più sporca, puzzolente, putrida e lasciata andare di tutta l'india che ho visto, mi é venuto da pensare che se qualsiasi governante volesse ovviare per esempio al problema dell'inquinamento delle strade non potrebbe in nessun modo muoversi contro mille anni di cultura conservatrice e irremovibile. pensate come questa situazione può peggiorare in una città sul gange in cui la puzza aumenta, c'é una nube costante per il continuo bruciare dei cadaveri e nell'acqua galleggiano i corpi carbonizzati, le vacche [sacre e merdone!] sono ovunque e probabilmente stanno più male che bene con il fatto di non poter esser toccate, né messe in un luogo a loro più consono. ho scoperto che tutto ciò mi ha irritata un po'. infatti mi aspettavo questo, ma pensavo che fosse giustificato dietro a una grande e ancestrale filosofia che non potesse essere toccata e che andasse rispettata perché era il modo di vivere di un popolo, però poi (e magari ho guardato solo con occhi da turista e quindi mi sbaglio) ho visto che tutto é semplicemente frutto di un grande abbandono collettivo, una rassegnazione invincibile e anche un po' di menefreghismo... mah... mi ci sono un po' arrabbiata e arrivata a varanasi sono stata contenta di partire per il nepal. cosa c'é di diverso qui: sinceramente non lo so. quello che ho notato a kathmandu é che é molto pensata e studiata per i turisti e questo mi piace il giusto. però tutt'intorno non é così. nella valle c'é una pace tutta buddista. ultima scena perché sono in ritardo e poi mi strozzano. risaie a terrazza ovunque a perdita d'occhio, ad ogni curva sembra di trovarsi davanti alla scena di "alla ricerca della valle incantata" quando i dinosauri dopo km e km finalmente trovano il paradiso di verde e alberi. questo é quello che ho negli occhi ora del nepal. abbiamo fatto rafting sul fiume trisuli. c'e' un cielo tutto bluissimo e siamo tutti abbronzati. monsone: addio!
dopo la tre giorni di pokhara eccoci di nuovo nella capitale (l'annapurna non l'abbiamo vista causa brutto tempo). cosa più spettacolare: abbiamo affittato delle moto e siamo andati in giro tutto il giorno (io passeggera di dario). mi sono sentita veramente sborona perché, visto che, come molti di voi sanno, di solito mi cago proprio sotto ad andare in moto, invece questa volta stranamente sento di aver superato la paura. cioé, per la verità non so come mi prenderà la prossima volta che andrò, ma ieri siamo andati anche su una sterrata piena di salti e buche e abbiamo anche guadato un fiume... per cui supersupercoraggio!! beh... divagazioni a parte... penso sia venuto il momento di aprire il capitolo CUCINA. come premessa devo dire una cosa che renderà tutti più felici sicuramente e cioé che solo dopo 15gg di viaggio ho fatto la prima cacca "normale". ridete pure, ma é una premessa importante per parlare di cucina. credo, infatti, che 15gg siano necessari al nostro organismo per farsi gli anticorpi a quel che si mangia qui. comunque ho quasi sempre mangiato benissimo. bisogna dire che la cucina di qui é ben poco varia. si mangia sempre e comunque riso, pollo e pane con lenticchie, patate, piselli. sono stata molto contenta di scoprire che la cucina del ristorante indiano in italia rispecchia abbastanza la cucina vera di qua, raramente capita con i ristoranti orientali. bisogna dire però che ci sono cose molto molto più piccanti di quelle che si mangiano in italia. una sera ho mangiato un pezzetto minuscolo di un pane superpiccante sono diventata rossa come un peperone con le lacrime agli occhi e non ce l'ho fatta a ripigliarmi per i successivi 10 min. beh... inconvenienti a parte, ho gradito sempre tutto. c'é da dire che mi sono accorta di aver un livello molto alto di sopportazione delle spezie. nel gruppo, infatti, più della metà della gente non ce la fa a mangiare tutte le cose che mi mangio io... in ogni caso in questi giorni abbiamo mangiato nelle peggio bettolacce di tutto il nepal... solo così si vive davvero quello che é la cultura del posto!! ovviamente sempre tenendo in considerazione le poche regole generali tipo: acqua non minerale MAI, cibi non cotti MAI, per il resto ci pensa il peperoncino ad ammazzare tutto... capitolo foto: ho finito il 5 rullino. non sono tante foto, ma credo di averle fatte in maniera molto scelta e oculata. penso che ce ne siano davvero poche venute male. credo di poter dire di esser cresciuta molto fotograficamente parlando. vedremo... veramente credo di essere cresciuta molto in generale. negli spostamenti in pullman ascolto quasi sempre la musica e quasi sempre de andré poi mi perdo in mille speculazioni che mi portano piuttosto lontano. penso che questo dove sono sia un mondo da vedere prima o poi. penso anche che una frase di de andré che ho sentito l'altro giorno rispecchi abbastanza il senso che provo viaggiando. dice: "per la stessa ragione del viaggio, viaggiare". mah... queste cose si possono dire solo quando si torna -credo-. namaste, amici. (qui ci si saluta così.)