granada granada, españa
21 settembre 2005 - 15 febbraio 2006

andalucía da girare
sur
el duende de tus tardes me hizo descrubir que el sur es sueño y alegría de vivir. del sur se es de la cabeza hasta los pies. el mundo es sur y el sur es lo que es
[l'incanto dei tuoi pomeriggi mi ha fatto scoprire che il sud è sogno e allegria di vivere. del sud si è dalla testa ai piedi. il mondo è sud e il sud è quel che è]
siamo andati in un pub che si chiamava sur. davano un bigliettino con questa poesia.
questo è il sur. andalucía come sicilia... si sente tantissimo questa cosa, in tutto. dal sole caldo caldo, dalle mille persone che ci sono per strada, dalle verdure buone, gli ulivi, le bruschette. dal sorriso delle persone, dal modo buffo che hanno di parlare e di coinvolgerti. mi piace soprattutto come dicono grazie. è un gracias senza s finale, pronunciato in un modo proprio buffo, tipo cantilena. mi fa molto ridere quando me lo dicono nei negozi dopo aver pagato...
alhambra
la mia terza visita all'alhambra (la prima quattro anni fa, la seconda due settimane fa con gagge) è stata ben diversa dalle prime due. la luce del pomeriggio d'autunno come al solito apporta un'atmosfera rara e la migliore condizione in assoluto per le mie foto, quelle che voglio fare e che mi piace fare. ma più di tutto è stata l'assenza delle orde di turisti. appena finito un ponte e arrivato il freddo se ne sono tornati tutti a casa e suerte para nosotros che ci siamo visti l'alhambra con un silenzio e una pace insolite. nulla a che vedere con il fitto della prima volta in agosto.
e allora è stata l'acqua a stupirmi. il rumore che producono le mille fontanine che ci sono in ogni angolo. è stupendo sentirle risuonare tra i corridoi, nei giardini e ovunque ti giri. dà un senso di rilassamento e riconciliazione con il momento della nascita (questa mi è uscita molto new age...). impossibile sentire questi rumori quando orde di giapponesi stanno fotografando tutto e guide stravaganti raccontano anedotti palesemente falsi in tutte le lingue del mondo... dicono che 7000 persone al giorno la visitano. dicono che 300 giardinieri lavorano per mantenere i giardini nello splendore che hanno. geniali gli arabi! solo loro erano così avanti per quanto riguarda i sistemi di condizionamento e ricircolo dell'acqua. pensate cosa doveva essere agli inizi del millennio aver risolto il problema dell'acqua in una città calda e secca come questa in estate...
córdoba
di córdoba posso dire solo che me la ricordavo meglio. quattro anni fa mi era sembrata fantastica, ora solo molto particolare. sarà che era estate, che c'erano tutti i gechi fermi appiccicati alle pareti. lo sapete che nelle tribù aborigene della polinesia -daje di nuovo- la presenza di un geco in casa è considerata di buon auspicio perchè rappresenta un legame diretto con la terra e infonde un senso di protezione in chi si trova in quel luogo (questo uno dei motivi del mio tatu)? beh... questa volta il ponte romano era chiuso per restauro e tutto aveva una luce un po' diversa. comunque bello. davvero. e belle soprattutto le colline che uniscono granada a córdoba. molto livellate, macchie gialle punterellate di verdi chiome di verdi olivi. e poi come sempre mentre viaggio, o in pullman o in treno, mi perdo troppo tra la musica e le fantasie ed è piacevole quando questi possono essere accompagnati da un paesaggio degno...
alpujarra
la alpujarra è una zona lunga circa un centinaio di chilometri che occupa il territorio a sud del parque nacional de la sierra nevada. praticamente sono tutti quei paesini abarbicati sulle pendici della sierra e da cui -tempo permettendo- si vedono tutti i monti più alti. paesini supertipiciandalusi che vivono solo di tradizione. famosi i prosciutti di trevélez, le acque minerali di lanjarón (l'acqua che ti sei comprato prima di partire per madrid, gagge, viene da l¡, per esempio), i tappeti di pampaneira e degli altri paesini, i vini di tutta la zona (se vai nelle cantine di granada è la prima cosa che bevi). è stato un giro fichissimo, anche perchè le previsioni meteo erano catastrofiche, doveva piovere di brutto e fare un gran freddo, invece alla fine abbiamo avuto una giornata caldina e di mezzo sole. la cosa che in assoluto ci ha colpito di più sono le stranezze del clima che fanno sì che così in alto (il paesino più basso è a 700m e quello più alto a 1400) crescano e si mantengano fino a autunno inoltrato piante tipicamente estive e che vogliono tanto caldo e nel frattempo ci siano piante che si possono già considerare d'altura. strano vedere una vigna vicino a un ippocastano, gelsomini ancora in fiore, platani, melograni, rosmarino fiorito e alberi da frutto vicino a conifere. l'idea è che l'estate deve durare tanto ed esser molto calda, ma anche l'inverno deve esser ben freddo... comunque abbiamo mangiato e bevuto prodotti locali, camminato tra i paesini e girato un sacco in pullman tra colline, curve e valli. una cosa che ho notato è che le strade che salgono a questi posti non sono mai brusche come le nostre. pochi tornanti, poche salite ripide. è un salire lieve e costante che ti culla da matti (che cura migliore per i miei viaggi mentali???).
úbeda e baeza
due città piccoline piccoline a circa tre ore da qui. mi hanno ricordato tantissimo quelle cittadine dell'alto lazio, dell'umbria, delle basse marche o dell'abruzzo. penso a rieti, spoleto, ascoli piceno, ma suppongo che anche l'aquila, assisi, perugia, viterbo abbiano circa le stesse caratteristiche. sono città piccole, con tanta storia, quasi tutta medievale o rinascimentale. chiesine, viuzze, scorci. è chiaro che non c'è un paragone però l'idea di massima è la stessa. insomma... dopo tanti arabeschi, tornare alla tradizione più puramente cattolica (se vogliamo dire così) non è stato male. peccato la pioggia che ha bagnato tutto per buona parte del pomeriggio e ci ha costretto (di malavoglia, s'intende!) a ripiegare su una cioccolata calda con pasta per riprenderci dal freddo pungentissimo e dall'umido umidiccio e rinunciare alla tranquillità della visita. pullman di ritorno strapieno di studenti che di domenica sera ritornavano alle di loro obbligazioni universitarie dopo il weekend a casa. buffo. è ben diverso rispetto a quando vai in stazione di domenica sera in italia, però le scene di padri e madri che salutavano figli solitari in partenza mi ha riportato alle mie domeniche sera di ritorno a forlì. c'erano alcune volte che ero anche contenta. arrivavo col treno alle 22.44, saltavo in bici col walkman e cantavo a sguarciagola fino a casa (tanto a forlì non c'è nessuno per strada neanche il sabato sera, figurati la domenica...). non che io rimpianga quei tempi (guai mai!), però è un periodo che non tornerà e allora mi fa strano riviverlo.
e poi la sierra si è nevada
sì. ondata di freddo pungente durata giusto giusto per la permanenza dei miei e dissoltasi quasi subito dopo la loro partenza ha imbiancato le vette. vedere l'immagine da cartolina dell'alhambra con dietro la sierra innevata dal vivo mi riempie tutta d'orgoglio quasi quasi patriotico. del tipo: e io ci sono stata e l'ho visto e tu no ieieieie. devo trovare l'occasione di salire al mirador un giorno che ci sia il sole a rifotografare la scena perchè così con il cielo tutto nuvolo non rende proprio. comunque il 26 novembre ufficialmente si apre la stagione sciistisca della sierra. suppongo i miei coinquilini spariranno spesso nei prossimi weekend tutti esaltati dai piccoli fiocchi di acqua ghiacciata che tutti insieme creano un candido manto sul quale scivolare urlanti dalla vetta fino a valle. potete di qui capire che il mio rapporto piacevole con la neve finisce più o meno dieci minuti dopo la bambinesca constatazione del "ooohhh, guarda, nevicaaaa!" guardando improvvisamente fuori dalla finestra. (no dai, esagero... in un passato non così lontano ho sciato anch'io e nemmeno troppo male...).

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