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canada 31 agosto - 22 settembre 2009 |
parto da paris charles de gaulle lunedì 31 agosto 2009. pomeriggio.
l'arrivo a montréal, sempre nel pomeriggio (ci sono 6 ore di meno) mi affascina molto e si porta via subito un po' di quelle paure da primo vero viaggio 'toute seule' che mi avevano assalito gli ultimi giorni prepartenza.
è decisamente america del nord. lo dicono le grandi strade a mille corsie, i cartelli stradali, le macchine tutte lunghe almeno 4 metri... però c'è un tocco di vecchio continente che impregna ogni cosa. mi accorgerò più tardi che è il tratto tipico del québec e della sua storia tutta francese. non è così altrove in canada.
al tramonto vado a fare un giro sul molo del vieux montréal. ci sono dei colori molto belli e il cielo è limpidissimo. però si alza un vento fresco che mi ricorda che sono partita per un paese 'freddo' (scoprirò più tardi che è un cliché tutto nostro: non è affatto sempre freddo in canada! e comunque non dappertutto!). mangio il cibo che mi sono portata dietro da paris per tutto il giorno visto che non avevo fame e in aereo mi hanno ben rimpinzata e mi viene un po' di paura, un po' di nostalgia... ma ce la farò davvero a fare questo coast-to-coast-to-coast di 21 giorni tutto da sola??? beh... già ho fatto 5000 km in aereo... ma cazzo... è previsto che ne faccia almeno altri 15 mila attraversando tutto il paese prima in un senso poi nell'altro e atterrare di nuovo sul tetto del mio appart parigino... fa paura. e tanta.
sono stanca, mi dico. dormo e ci penso domani, che è sempre una saggia idea.
ovviamente l'indomani era solo eccitazione e senso del 'nuovo'. figurati se mi ricordavo ancora della paura...
ho passato a montréal tre giorni e l'ho camminata tutta. (tutta!) seguendo i consigli della buona vecchia guida routard (prime due routard in lingua originale della mia vita, quelle del canada! oh... yes! o meglio... hein... ouais! sono state utilissime!). il primo giorno devo aver fatto una quindicina di km o più. ho visitato tutto il centro, la basilica di notre dame e la petite bourgogne, un quartiere che una volta era di fabbriche e che adesso si è trasformato in quartiere di loft e grandi appartamenti piano terra open space (eh... le vecchie fabbrichette inizio 900...). poi ho camminato camminato camminato attraverso un bel percorso da bici che mi ha portato ad habitat 67, un quartiere con casette tutte strane costruito in occasione dell'espo del 1967 e infine, sull'isola sainte hélène di fronte a quella di montréal (lo sapevate che la città è interamente costruita su un'isola del san lorenzo? io personalmente lo ignoravo...), occupata dal parco jean drapeau e dalla biosphère. carino, ma niente di eccezionale. cosa invece che merita veramente è il jardin botanique. un giardino botanico enorme diviso in piccoli giardini a tema veramente veramente belli, ben organizzati e ben tenuti. ci ho passato tutto il pomeriggio, ma sarebbe stato bello passarci una giornata intera, se non due. sono riuscita a vederne forse un quarto... un senso di pace e di conciliazione con la terra e col mondo mi ha invaso... segnalo in particolare i giardini cinese e giapponese e quello alpino. bello anche l'insectarium. ma solo per quelli come me che sono terribilmente affascinati e per niente impauriti dagli insetti di ogni specie e tipo...
di ritorno all'ostello, tanto perché non avevo già camminato abbastanza, passo attraverso le quartier chinois, chinatown carina di montréal.
secondo giorno. sempre rigorosamente a piedi attraverso le plateau mont-royal. un bel quartiere residenziale con casette unifamiliari tutte colorate e caratterizzate dall'ingresso al primo piano, quindi tutte munite di scaletta tipica. ho fotografato quella che vorrei io (compriamo???): scaletta lilla... per arrivare al quartiere sono passata dentro un bel bel parco: parc la fontaine. incontri ravvicinati del 3° tipo con piccoli scoiattolini simpatici della specie 'tipico scoiattolino normale da parco cittadino marrone tintaunita'... come quelli del parco di nervi o arenzano, genova. o del central park, new york.
poi si cammina ancora. tutta l'avenue mont-royal verso il monte locale, mont-royal (ben 270 m d'altitudine, ohibò), che pare dia il nome alla città perché non so quale re francese salendoci su e ammirando il paesaggio della città sottostante disse qualcosa tipo 'c'est genial ici, c'est vraiment un mont royal !'. insomma... piccole cazzate della guida del touring... salire sul monte, comunque, mi costa una certa fatica. faccio un dislivello di 100 m in meno di un km per fare prima (dopo poche ore avevo appuntamento con un prof. di linguistica russo che insegna a montréal...) e sudo un sacco. ma chi ha detto che faceva freddo in canada? maledetto lui... ho solo vestiti e scarpe pesanti e qui ci sono più di 25 gradi, un sole che spacca e non posso fare altro che aver caldo... cazzo, a parigi era più freddo quando son partita...
il monte offre effettivamente un certa vista, quasi royale direi... il lac des castores che, come dice la routard, è evidente che di castori non ne abbia mai visti, è però decisamente un bel posto dove fermarsi a prendere il sole.
decido di camminare ancora fino all'oratoire saint-joseph, giusto perché è attaccato a dove ho appuntamento col prof. mentre vado in là incrocio una ragazza mulatta che mi propone un sorrisone e uno sguardo assolutamente offerti e non chiesti che mi riempiono di buonumore e mi danno un piccola idea di quello che mi dicono quelli che apprezzano o hanno apprezzato il mio sorriso ultimamente. deve essere proprio questo. mamma mia... ma sorridere fa bene al cuore. sia il tuo, sia quelli a cui sorridi. perché mai non farlo spontaneamente e anche con gli sconosciuti??? nonostante tutte le esperienze che mi ha portato durante gli scorsi mesi, sono arrivata alla conclusione che non può essere mai pericoloso... dunque fatelo fatelo fatelo!
beh... l'oratorio si rivela una pacchianata dove si smerciano indulgenze e la provvidenza pare piuttosto a pagamento che donata dal cielo... comunque faccio una foto 'per conoscenza' e scappo.
resto dal prof. quasi due ore (bellissimo incontro. illuminante e molto energetico per i miei studi. parlo francese molto bene, anche. diciamo anche due parole in russo ed esco contenta). mi faccio un giro in zona universitaria, già che ci sono. è l'université de montréal. perché ce ne sono due, c'è anche l'UQAM, université du québec à montréal, che è in centro e compie 40 anni quest'anno. di fronte hanno messo una bella installazione di sedie legate una all'altra e a terra o agli alberi da bande di stoffa rossa, una sedia per ogni anno di attività dell'università. carino...
morta ritorno all'ostello. chiacchiero un sacco con varie persone. una ragazza ha fatto questa estate paris-instabul in autostop. partita con un amico e un cartello con scritto istanbul hanno preso 57 passaggi e ce l'hanno fatta. bello, no? le dico che forse in gaspésie sarò costretta a fare un po' d'autostop e mi dice di non farlo da sola. ha ragione. mi trovo però a pensare una cosa... deve esistere una scala di quello che viene considerato coraggioso in fatto di viaggi. mi dicono sempre che il mio modo di girare è coraggioso, ma ogni volta che viaggio trovo qualcuno che ha fatto viaggi molto ma molto più estremi dei miei e con un livello di insicurezza e fatalità che io avrei molta paura ad affrontare e che continuo a considerare veramente coraggioso... beh... boh... diciamo che è tutto relativo, no? mi trovo a pensare un'altra cosa che continuerò a pensare con sempre più convinzione durante tutto il viaggio: ma non avevo paura di sentirmi sola? una cosa è certa: in viaggio, se non vuoi proprio restarci per scelta, solo non lo sei veramente mai mai. lo sento bene adesso qui, nel mio appart parisien... quanto mi sento più sola qui a volte... è paradossale forse, ma è così.
ultimo giorno a montréal. parola chiave: take it easy. ho macinato troppi km negli ultimi giorni, devo un attimo calmarmi sennò non ci arrivo in fondo al viaggio...
vado al museo pointe-caillère. un museo di storia-antropologia della città. boh... sinceramente esco un po' delusa. mi convincerò poi che in canada i musei merita decisamente di evitarli. c'è sempre troppo poco rispetto al prezzo che costano e comunque la cosa da vedere qui è decisamente la natura, perciò molto meglio farsi tutti i parchi e i giardini botanici in città piuttosto che i musei. e poi partire al più presto verso i grandi parchi nazionali che sono la vera meraviglia del paese...
passeggio con tranquillità (tanto i km a piedi sono un must dei miei viaggi, non c'è modo di evitarlo, anche nelle giornate 'take it easy'...). per il quartier latin. tutto localini e negozi bizzarri che vendono strani zavagli (dicesi 'roba inutile' in bolognese). faccio un giro per strade commerciali del centro e mi infilo un attimo nella ville souterraine. quando è veramente freddo d'inverno (questa è considerata la metropoli più fredda del mondo) i montrealesi si rifugiano qua sotto. è un'intera città sotto terra tutta piena di negozi e centri commerciali. dopo circa 10 minuti mi viene 'l'angoscia da centro commerciale'. troppi colori, troppe luci, troppo casino, troppi oggetti, troppo cibo e troppi odori. scappo.
vado invece a visitare il museo d'arte contemporanea. carino, ma decisamente piccolo e forse perdibile. prendo un po' il sole in attesa dell'ora di andare in aeroporto. la sera del 3 settembre volo a calgary dal mio amico gio' che lavora lì da una decina di mesi.
air canada merita due paroline: compagnia di bandiera canadese che gestisce quasi la totalità dei voli interni. c'est la grande classe ! direi in francese. touchscreen su tutti i sedili. selezione di musica e film che uno può scegliere a suo piacimento. presa elettrica e usb a disposizione e nessuno che ti scassa chiedendoti otto volte di vedere il tuo documento come quando prendi un volo nazionale in italia... insomma... mi sono vista un paio di film canadesi che mai e poi mai avrei guardato altrimenti. carini...
calgary è una città nuova nuova tutta grattacieli. non è niente di eccezionale, ma nel mio caso è stata la svolta di boa tra québec e vera america del nord (ah... io continuo, da dopo l'argentina, ad essere fissata col precisare bene se è america del nord o del sud. mi fecero notare là che il nostro modo di dire just 'america' per gli stati uniti era vagamente insultante per loro e che c'era tutta un'altra america intorno a quella america lì. effettivamente...). così... è veramente america del nord da questa parte di qua del paese. ma come dice gio' (e sono d'accordo) i canadesi sono più simpatici e meno rincoglioniti degli statunitensi. eppure c'è scritto dappertutto cosa bisogna fare e a cosa bisogna stare attenti. quel famoso delirio nordamericano che io chiamo del 'mind the gap' per cui se non scrivono chiaramente che c'è una fonte di seppur remotissimo pericolo qualcuno potrebbe decidere di fargli causa e avere ottime chances di vincerla perché non c'era scritto espressamente... sono completamente folli secondo me... forse però hanno anche un sistema giudiziario meno incasinato, burocratizzato, lungo e inceppato del nostro...
poi hanno paura di morire se attraversano la strada col rosso anche nel caso in cui non si vedano macchine per km. vorrei vederli a roma dove se non ti tuffi sotto le macchine non attraversi mai più... sarebbe uno scenario divertente... non ti fanno manovra con la macchina accanto se non sei ad almeno cinque metri da loro. sulle strisce ti senti nel dovere morale di attraversare anche se non ne avevi l'intenzione perché si fermano e non ripartono finché non è certo al 200% che non stanno per tirarti sotto... insomma... cosette così... altra cosa: ho fatto un giro bello lungo al supermercato perché secondo me nei supermercati si capisce davvero come ragiona la gente del posto e come vive. mentre da noi il delirio generale di adesso pare essere sui fermenti lattici, sul colesterolo zero o sul più magro possibile e in francia invece più e unto e soprattutto burroso più è un valore indicarlo chiaramente sulla confezione, beh... in canada devono avere il delirio delle fibre, del ferro e soprattutto dell'omega 3. queste cose, se presenti, sono indicate su tutte le confezioni, nelle due lingue ufficiali del paese, ci mancherebbe!! beh... a me è andata benissimo. per tutto il viaggio ho comprato solo roba che aveva almeno il 10% della dose di ferro giornaliera consigliata... dopo l'esperienza delle tre flebo di ferro in tre giorni fatta questa estate è stato il massimo avere un posto dove indicano sempre quanto ferro c'è a disposizione negli alimenti!
beh... comunque a calgary in città siamo rimasti poco. c'è soprattutto un parco carino, con papere e laghetto.
i quattro giorni con gio' sono riassumibili in tre parole (o forse quattro o cinque): grandi parchi nazionali, macchina e tante tante chiacchiere.
siamo stati al banff national park e al waterton lake national park, sulle rocky mountains, the rockies, how they say here. solo natura incontaminata, colori lucenti e nitidi, aria fresca fresca e un senso di pace che non credevi possibile.
per arrivarci l'unico modo è la macchina praticamente. così abbiamo fatto parecchi chilometri con la macchina di gio' attraverso quelle belle stradone lunghe, larghe e desolate del bel continente americano (qui posso dire america in senso generale, perché è così all over the continent). così è cominciato un vortice incredibile di parole che si è spento solo per brevi pause notturne, mentre dormivamo, e si è fermato del tutto solo quando sono salita sul bus per vancouver quattro giorni dopo... molto conciliante, molto piacevole, molto utile, molto energetico. oh... beh... a me le parole (quelle di un certo tipo però!) mi fan così. dunque... bella gio'! grazie...
dentro al banff national park abbiamo parcheggiato a lake louise. ero tutta eccitata per via del fatto che avevo sentito questo nome tante tante volte in occasione delle coppe del mondo di sci. ci fanno un sacco di gare qui. ma esserci davvero... wow... il lago è decisamente uno spettacolo. è di un colore azzurro come pochi. e d'inverno gela completamente. non credo che le foto che ho fatto in generale nella natura canadese saranno mai all'altezza dello spettacolo visivo che ho avuto davanti in questi giorni di viaggio, ma beh... pazienza... vi dovrete fidare...
camminata fino a lake agnes, qualche centinaia di metri più su. incontro ravvicinato del 1° tipo con piccolo scoiattolino dal dorso striato che voleva del cibo e mordeva in mancanza d'altro... cena a banff. tipica, direi. hamburgher (veggy per me!), patatine, tanto ketchup e birrozza canadese.
l'altro parco è più lontano da calgary, meno conosciuto e meno turistico. ci siamo affidati alla routard che dice che nostante questo non ha nulla da invidiare ai più gettonati banff e jasper. ed in effetti... (io della routard ormai mi fido ciecamente. non ha mai fallito in nessun paese dove l'ho usata...). il waterton lake è eccezionale e supersuperventoso (nel nostro caso almeno lo è stato). piccola passeggiata intorno al lago e si riparte in macchina verso calgary. mentre camminiamo io faccio sempre fatica a respirare... è che parliamo senza sosta, cazzo! però va troppo bene così...
cena sempre tipica in pub calgarese (si dirà così? ho i miei dubbi...) nella 17th ave. la via della vita notturna di qui. ah... altra cosa veramente nordamericana che non è assolutamente così in québec: le strade sono tutte numerate e viene indicata la direzione est-ovest rispetto al decumano maggiore. poi ci sono le avenues che sono est-ovest mi pare e le streets nord-sud. non lo so... io non ci capisco niente... quando ero a genova dovevo concentrarmi per capire da che parte era rispetto a genova quando mi dicevano a levante o a ponente. ah... ok verso spezia o verso savona, va bene. se non in liguria, non siamo per niente abituati ad orientarci secondo assi cardinali. almeno non noi abitanti della pianura padana e di una città quasi piatta dalla pianta a stella nel cui centro, dice lucio dalla almeno, 'non si perde neanche un bambino'...
bella partita a scacchi durata due ore almeno. e poi nanna... stravolti.
ultimo giorno a calgary. un'altra partita a scacchi, una a dadi e un altro big blue protein milkshake (mi piace da morire... da qui e per tutta la settimana passata nella parte ovest del canada ne berrò almeno uno al giorno, sempre raccontandomi la scusa del ferro e delle proteine... vabbè, sono incorreggibile...).
salto sul pullman notturno per vancouver il 7 settembre con un po' di lacrimuccia. so che mi aspetta ancora un sacco di bel viaggione, ma sono stata davvero bene qui e un po' mi spiace di tornare ad essere toute seule... però beh... la strada chiama e ne ho anche bisogno di essere sola, di provare a ordinare tutti i discorsi fatti, le idee, i pensieri. ho bisogno di srotolare tutto bene e trovargli un senso, una direzione da seguire, degli obiettivi concreti, dei sogni da perseguire, un equilibrio che funzioni... che non sia solo per qualche mese, che sia per un po'... che mi dia stabilità...
beh... quello che mi aspetta è quel che ci vuole: 15 ore di pullman, musica nelle orecchie e 972km lungo la highway 1, detta anche trans-canada. come dire la route 66 del canada. lo attraversa completamente da est a ovest. non è male essere su un pullman di notte per 1000 km su questa strada going west... come dire... mi sento un pochettino dean moriarty del on the road di kerouac, nei momenti in cui ha più soldi e si permette il pullman invece degli altri svariati mezzi di trasporto occasionali che usa... ok ok, il libro non mi è piaciuto nemmeno esageratamente e non è che io abbia il mito dell'on the road più di tanto. ma beh... un coast-to-coast e ritorno nel continente americano è esattamente quello che sto facendo! porca miseria...
vancouver. 6 giorni e 5 notti. la prima delle quali a casa di meike e oliver, del couchsurfing. lui non c'è, è regista ed è in giro a fare un film. lei è una massaggiatrice tedesca trapiantata in canada per amore che ha appena scoperto di essere incinta ed è tutta eccitata. bella esperienza... peccato non avere sfruttato di più il couchsurfing, ma richiede di essere molto online prima del viaggio e io beh... un po' non ne avevo voglia e un po' volevo veramente girare da sola senza troppi condizionamenti, decidendo eventualmente anche all'ultimo cosa fare.
le altre quattro notti le ho passate in un ostello putrido e veramente poco costoso (6,40€ per notte) per fare la sborona che viaggia a costo zero. finché ci sono rimasta tutto bene. vabbé era sporco, vabbé c'era della gente strana. vabbé bevevano tutti molto e fumavano altrettanto. però in camera non c'era casino e ci dormivo bene, la mia doccia calda me la facevo e ho fatto anche tante chiacchiere con gente svariata e un po' scoppiata, ma simpatica e carina, boh... andava bene. senonché una notte mi sono svegliata di soprassalto con una bestia che mi camminava sul collo e che l'istinto mi ha fatto schiacchiare senza capire nemmeno cosa fosse. poi un altro giorno chiacchiero con uno che abita proprio nell'ostello e mi dice che deve per forza trovarsi un appartamento perché lì è troppo sporco e ci sono dei 'bugs' dice lui. (è generico, vuol dire delle bestie). mi fa vedere i pizzichi e cominciano a venirmi dei brutti sospetti. ma io sto bene e non ho pizzichi, dunque mi dico... boh... dai, ho fatto la mia roba da viaggiatrice squattrinata anche se non lo sono ed è andata bene anche stavolta... qualche giorno dopo non l'avrei più pensata esattamente così, ma vi lascio un po' di giusta suspence...
e beh... vancouver. è una città nuovissima. 120 anni soltanto. una giovinastra. infatti ci sono solo grattacieli a specchio. è incredibile per vari motivi, ma il più evidente di tutti è che si ha da un lato l'oceano e le isole dell'arcipelago, in mezzo grattacieli a specchio e dall'altra montagne belle alte in un microclima tutto particolare, a metà tra il tropicale e la tundra... cioè... praticamente in estate puoi decidere di andare un giorno in spiaggia (magari 35 gradi, caldo umido) e il giorno successivo a sciare dall'altra parte della baia, facendo solo un po' di macchina. un giorno sono andata con meike e degli amici a fare un hike in montagna e la foresta è assolutamente incredibile: la vegetazione da sottobosco è del tutto tropicale. felci, piante con le foglie grandi da clima umido, liane e quant'altro. però poi alzi la testa e il resto sono solo conifere da montagna alta e fredda fredda. è una roba mai vista che penso esista solo lì...
e qui viene il completo sfatarsi del mito il canada fredda landa desolata. qui in estate è caldissimo e in inverno fa solo un po' più freddo che da noi! e se giri per la città ti rendi conto che altro che desolazione! questa è una città dove si fa della festa... e dove si sa bene come divertirsi!
io però ci vago dentro un po' spersa. forse per via dei discorsi dei giorni precedenti ed essere di nuovo sola, forse per la stanchezza di non aver dormito, forse per le troppe aspettative che mi avevano messo i miei amici che ci hanno abitato o l'anno visitata. non lo so... resto un po' sospesa. mi piace. ci sono un sacco di cose belle che vedo, ma penso tutto il tempo che forse avrei potuto tenermi uno o due giorni in più per il québec che nei miei sogni continua ad essere la vera magia del canada (è in effetti questo ad aver fatto rimanere il canada per 10 anni nella mia top 10 dei viaggi da fare. dopo aver conosciuto, in argentina, gente che veniva da lì o che ci era stata a lungo e me ne aveva parlato con gli occhi lucidi).
sono troppo stanca. così faccio un giretto shopping insieme alla mia ospite nella commercial drive, vicino dove abita lei. un quartiere residenziale molto molto carino a est della città. casette unifamiliari molto nordamericane. moquette. cucina grande. frigo enorme. pratino verde fuori, numeri civici spropositati, tipo 2517, quello di meike. raggiungo il centro con lo skytrain... vago un pochettino per il centro, dormo un po' su una panchina. mangio un'enorme fetta di torta di carote ottima e burrosissima con un bel beverone di caffé, come usa qui. una bella broda, come si direbbe a bologna... ne approfitto per studiare bene la guida e capire cosa c'è da fare. non un granché in realtà. soprattutto guardarsi intorno ed affascinarsi delle cose strane che ci sono in giro...
secondo giorno. è proprio quello che faccio. piove. ho 'l'inerzia da panchina' e una forte tendenza al permanere di uno stato di mancanza di entropia... è il primo giorno di clima brutto da quando sono partita. fino ad ora solo sole, caldo e cielo terso. io devo proprio affermare di avere un culo incredibile con clima e viaggi: sono riuscita anche a beccare due settimane intere di sole in irlanda, fate voi...
passo tra una caffeteria e l'altra, bevo ottomila caffé e mille milkshake o qualcosa del genere perché non ho nessuna voglia di prendere l'acqua. ma poi trovo il mio posto: la vancouver public library. veramente un bel posto tranquillo e con internet gratis. me la giro tutta. sette piani di libri e scaffali. e mi piazzo lì finché non smette di piovere. nella parte di libri in italiano hanno soprattutto gli ultimi best seller: federico moccia mi attira l'attenzione... vabbè... dai, è comprensibile. mi dico. cosa ne devono sapere della cultura italiana? e comunque c'è anche italo calvino completo... perciò dai, va bene.
il resto del pomeriggio mi faccio un gran giro a piedi (tanto per cambiare) attraverso gastown, yaletown, la marina e la spiaggia del false creek, una lingua di oceano che si infila praticamente dentro la città. molto bello. peccato il cielo grigio. resto però molto affascinata dai grattacieli e dagli yacht della marina. la spiaggia è bella. ci sono anche degli asiatici che giocano a frisbee evidentemente senza alcuna idea di come si tira, ma vabbè... mi si offre un bel tramonto. risalgo attraverso davie st. la via dei locali e anche la via dei gay bar. in effetti circa a metà della via comincio a vedere solo coppie omo sia donne che uomini che si tengono per mano. è buffo perché è proprio evidente e appena esco dalla 'zona' smette di essere così... fa un po' ghetto in verità e non mi piace. però boh... loro sembrano contenti...
mi mangio dei noodles alle verdure che sanno veramente di cina. hanno veramente l'aria di essere fatti alla cinese e con cura. non come nei cinesi da noi... scopro dopo che li ho presi al take away di un ristorante cinese molto figo della città. mamma che buoni... però di nuovo mal di stomaco dopo... ultimamente reagisco male alle verdure cotte... maledette! comunque i noodles mi fanno passare il malumore da pioggia...
terzo giorno. hike con meike, altri due amici tedeschi alex e christina, e steven, amico canadese. breve ma carino. arriviamo in cima al lynn peak. ottima vista su tutta la baia e sulla città. purtroppo in discesa ho mal di stomaco e gli altri decidono di correre praticamente perché steven ha fretta, così torno in ostello completamente distrutta e con l'impressione che solo l'inerzia sia stata capace di ricondurmi fino a lì... vado a dormire alle 19 e mi sveglio direttamente il giorno dopo. mal di stomaco andato... fiuuu...
quarto giorno. di nuovo una ventina di km in città. a piedi dal centro centro fino alla UBC. university of british columbia. faccio tutta granville street, attraverso un bel ponte lungo lungo e con bella vista sulla baia. continuo percorrendo interamente la W 4th ave. beh... però poi arrivo alla 'optional clothing beach' (very politically correct questi canadesi!) che è proprio sotto sotto l'università. cioè... in pratica questi vanno a lezione la mattina e il pomeriggio possono mettersi nudi in spiaggia a pochi metri dalla facoltà... vien voglia di studiare qui nella prossima vita...
mi denudo e mi sento veramente veramente felice e conciliata col mondo. sono a più di diecimila km da casa. metà viaggio appena passata, primo coast-to-coast andato e non c'è nulla di più bello di essere qui nuda sulla spiaggia che potrei desiderare in questo momento. credo che LIBERA sia la parola giusta di come mi sento improvvisamente. c'è un caldo incredibile, anche se è il tramonto di metà settembre. mi decido per un bagno. in verità non ne ho molta voglia, ma so che se torno a casa senza averlo fatto poi mi dico 'avevi l'oceano davanti, era caldo e non ne hai aprofittato: cretina!'. insomma... mi butto per una nuotata simbolica che dura circa 20 secondi perché l'acqua è troppo fredda. uscita scopro che un signore che aveva seguito tutte le mie mosse mentre avevo esitato per un buon quarto d'ora in bilico sui sassi modello oca con scopa in culo prima di decidermi a buttarmi si sta felicemente trastullando il pipino... vabbè... sono così libera e felice che faccio spalluccie e mi dico bah... a me fastidio non dà... lui, del resto, appena vede che l'ho sgamato smette... mentre mi asciugo al sole, con addosso solo l'orologio e mi godo la completa pace dei sensi e il tramonto, arriva addirittura una foca giuliva... troppo bello... ho pensato persino che mi stesse sorridendo...
quinto giorno. stanley park. la roba più bella di vancouver. è un parco enorme enorme che comincia già a tingersi dei colori autunnali e lo trovo meraviglioso. ne percorro tutto il perimetro: quasi 9 km. tutto circondato da acqua. passo sotto il lions gate bridge. come dice la routard: copia del golden gate bridge di san francisco, ma in verde. in effetti è identico. dormicchio un po' su una delle spiaggie che ci sono all'ora di pranzo. è incredibilmente pieno di bambini e di famigliole qui! faccio un sentiero al centro del parco, torno in città.
piccolo giro vicino al canada place e al quartiere che ospiterà l'amministrazione dei giochi olimpici invernali di questo gennaio o febbraio per cui sono già tutti in delirio. anche il merchandising è folle...
ultimo giorno. torno alla spiaggia nudista. è troppo bello... faccio anche amicizia con un paio di personaggioni della spiaggia... mi sento bene. so che è l'ultimo caldo che ho e che mi aspettano due notti insonni o quasi, dunque ne approfitto per prenderlo tutto e rilassarmi...
ultimo big blue protein milkshake, ultima broda di caffé: torno in québec dove queste americanate non si trovano... (per fortuna, forse!).
volo notturno vancouver-toronto-québec il 13 settembre. arrivo la mattina del 14 alle 10 in città e la notte a mezzanotte e quarantacinque ho il pullman notturno per la gaspésie. finalmente...
québec, la ville. come dicono qui. è un freddo che si pela, pioviggina e non ho dormito. visito la città, nonostante tutto... però vabbè... sinceramente, la ville la plus ancienne du continent, la più antica città americana, fondata nel 1603, non è che mi entusiasmi particolarmente. boh... sarà che la guida la pompa un po' troppo, visto che è l'unica città canadese patrimonio dell'unesco. sarà che ero sfatta e vagavo sempre per inerzia. sarà che passare dallo stare nuda in spiaggia ad avere addosso canotta, maglietta, maglia a maniche lunghe, felpa e giacca in una notte forse era un po' troppo. ma boh... sono finita a mangiare in un posto che indicava la routard (le commensal), vegatariano ed equosolidale. si spende un po' perché c'è un buffet e si paga a peso, dunque è difficile regolarsi, però boh... merita ed è carino. ci tornerò poi l'ultimo giorno a montréal. è una catena quebecoise... il pomeriggio l'ho passato alla bibliotèque publique de québec. mi hanno fatto fare una tesserina che conserverò di sicuro e ho potuto usare internet per quasi due ore e d'ora in avanti, volendo, potrò approfittarne tutti i giorni... molto carino...
non ho visto tutto quel che c'era da vedere in città, ma sinceramente ne avevo abbastanza. poi quando è venuto buio mi sono sentita per la prima volta veramente impaurita. non so... era tutto completamente deserto, ero stanca e c'era un tizio losco che mi girava intorno... ho avuto veramente un po' paura e ho deciso che anche se mancavano quasi 5 ore al bus non avrei più girato. ho ripiegato su una pizza ai funghi da pizza mag. carino, gestito da tre donne di cui c'erano i ritratti appesi al muro. le due o tre ore che ho passato in autostazione poi non mi sono passate più... lì avrei voluto avere veramente dei compagni di viaggio e invece oltretutto non c'era nemmeno nessuno o quasi...
così... la notte del 14 settembre mi imbarco per altre 14h di pullman verso percé, la punta della penisola della gaspésie. qui comincia l'ultima settimana di viaggio. quella più incerta in quanto a itinerario, dove dormire e cosa fare. quella più selvaggia in quanto a paesaggi e immersione nella natura. quella più fredda in quanto a clima (qui apprezzo per la prima volta il fatto di avere trasportato apparentemente senza ragione vestiti pesanti per le due settimane precedenti: li userò tutti e in qualche momento ne desidererò altri!). quella più attesa in termini di aspettative per il viaggio. l'avevo anche tenuta alla fine, anche se inconsciamente, in qualche modo apposta, credo...
qui bisogna organizzarsi strabene perché c'è una corriera al giorno e basta, la penisola è lunga 800 km e io voglio fare tutto il giro, se si perde il bus è solo autostop ed è un casino... dunque via di logistica di viaggio alla 'chiaramazza'. queste cose, in ogni caso, mi riescono di solito incredibilmente bene, dunque sono tranquilla.
in pullman sono eccitata e non dormo, ma mi passa incredibilmente veloce. tutto il pezzo di strada fatta di giorno è stupendo. in particolare nel pezzo che da rimouski taglia e raggiunge la costa sud della gaspésie. faccio fatichissima a tenere gli occhi aperti perché sono troppo stanca ma sono solo alberi con le foglie di tutti i colori. ancora poche sono rosse, ma tra una decina di giorni tutto si infuocherà e sarà incredibilmente stupendo. mi sento bene. mi sento che è proprio la parte del viaggio che amerò di più...
l'ostello di percé è supercarino. hanno un castoro come animale domestico... un giorno me lo trovo davanti che gironzola per il cortile... beh... piacere signor castoro... proprio incredibile essere qui... quando arrivo c'è un vento che porta via e piove. lo considero un bene però. dopo due notti senza dormire ho veramente bisogno di non fare nulla e so che se ci fosse bel tempo non ce la farei invece. ansia di scoprire... invece così mi rintano in ostello dove ho freddissimo soprattutto per la stanchezza credo. mi bevo due the e mi copro con il saccapelo. scrivo un po'. conosco michael, l'austriaco. romaine, la svizzera. e qualche francese. dormo un sacco nonostante il freddo. per fortuna che ero così stanca, sennò il freddo mi avrebbe impedito di dormire. la seconda notte lì andrà meglio perché l'ostellatore accenderà il riscaldamento.
giorno dopo. sole che spacca, giornata splendida. giro in barca intorno al rocher percé, blocco di roccia sospeso in mezzo al mare. e giro dell'île bonaventure. dove ci sono quattro sentieri, un sacco di foche e una colonia immensa di sule (uccelli simili ai gabbiani ma più grossi. fous de bassan in francese). faccio un sentiero insieme ad una guida del parco che ci spiega tutto di geologia, flora e fauna locali. bello. ne faccio un altro da sola per tornare. una giornata intera tra la natura, al sole, camminando e odorando tutto. mi sento in pace.
la sera ci guardiamo coi ragazzi dell'ostello e... botta di vita. stasera aragosta. o qui o mai più. dicono che ci sia il ristorante migliore della gaspésie e che le peschino la mattina stessa. poi costa anche poco per essere aragosta. dunque ottima ottima serata con michael, l'austriaco, romaine, la svizzera, jeremy e jaques, i canadesi, uno lavora qui, l'altro gira la gaspésie in bici...
secondo giorno. salgo al mont saint-anne. bella salitona anche se il monte non è alto. ottima vista molto ventosa sull'isola e il rocher. so già che gli sto facendo troppe troppe foto e che poi mi scoccerò a guardarle, ma vabbè...
pomeriggio pullman per cap-aux-os. ostello molto molto carino dove ho conosciuto i gestori, francesi e canadesi veramente dolci e di cuore. è qui che ho scoperto la sorpresina che mi portavo dietro da vancouver... simpatiche pulens irritans. pulci, in breve. erano rimaste nei pantaloni, maledette. quindi quando li ho rimessi mi hanno assalito. ho passato una notte a grattarmi un po' poi ho avuto il dubbio che fosse questo e ne ho parlato col proprietario, gilles, che era stato molto dolce fin da subito, offrendomi un buon espresso all'italiana con la sua macchinetta faema, made in italy. ero molto preoccupata e mi sentivo veramente stupida soprattutto. non era per il prurito che era sopportabilissimo e sarebbe comunque passato, ma avevo paura di contagiare l'ostello e soprattutto casa mia a parigi. poi mi sentivo scema per essere andata in quell'ostello a vancouver senza averne alcun bisogno solo per fare la donna di mondo... ho passato qualche ora di pura ansia, ma poi gilles mi ha trovato la soluzione. abbiamo infilato tutta tutta la mia roba (fa un sacco della spazzatura nero di quelli grandi pieno) dentro l'asciugatrice per venti minuti a 60° e pare abbia funzionato. tratti distintivi delle pulci umane: pungono di tre in tre. uno si trova triplette di pizzichi dappertutto e compaiono soprattutto di notte e su gambe e braccia. amano soprattutto le vicinanze delle ascelle, pare. stanno sui vestiti e la biancheria, non restano a lungo addosso, solo il tempo di pungere. punto debole su cui colpirle e sterminarle: oltre i 40° muoiono... io mi gratto ancora (dice che dura una settimana), ma da 4-5 giorni non ho nuovi pizzichi. dovrebbe essere passata...
per fortuna quella sera in ostello era arrivato anche jaques, il canadese ciclista. abbiamo diviso la cena e si è occupato lui di lavare i piatti mentre mi facevo prendere dall'ansia della disinfestazione...
due giorni a cap-aux-os e dentro al parc national forillon. primo giorno. gerard, il genero francese di gilles. mi porta in macchina alle 8 all'inizio del sentiero delle grèves. 7 km e mezzo che mi portano a cap gaspé, punta punta della gaspésie, con faro e tutto. bella giornata, ma fredda. vedo un sacco di foche e quattro o cinque balene lungo la strada del ritorno. dovrebbero essere dei petits rorqual secondo i pannelli informativi che ci sono per la strada. mi pare di riconoscerne la pinna, ma non sono sicura. una balena in particolare la seguo per un pochino e viene fuori dall'acqua varie volte. è abbastanza vicina e la vedo bene. sennò, per il resto, sono abbastanza timide. incrocio anche uno scoiattolino piccolo piccolo striato, specie 'cip e ciop', che si paralizza quando mi sente e poi scappa via di corsa in quello che secondo lui doveva essere un mio momento di distrazione... buffo...
faccio dunque i miei 15 km quotidiani e sono tutta felice. però comincia a piovere e sono a 8 km dall'ostello, in compagnia di ja won (spero di ricordarmi come si scrive), una ragazza coreana che è arrivata con me in ostello il giorno prima. faccio l'autostop coinvolgendola senza che sia troppo convinta. dopo mi ringrazierà un sacco di volte. se non ci fossi stata tu a fare l'autostop avrei camminato per tutti gli 8 km sotto la pioggia... ci caricano due ragazze parigine in vacanza con una sorta di suv dopo neanche 5'...
secondo giorno. partenza 7.30. qui si usa così. l'inverno vien buio alle 15.30. il faut profiter de la journée ! petite randonnée con gerard, ja won e jaquot, una signora cinquantenne della provenza, cantante e ballerina, che si era stufata dei suoi compagni di viaggio che non si alzavano mai presto e non volevano mai camminare... gruppo eterogeneo, ma giro molto carino di circa tre ore, fin sulla cima del mont saint-alban, da cui si vede tutta la punta della gaspésie. una roba eccezionale. ti rendi conto che sì, è proprio uguale a come si vede sulla cartina! è geniale! e tu l'hai fatta tutta... a piedi o in bus... faccio un'altra foto al rocher percé, tanto per non averne ancora abbastanza... c'è un vento incredibile, torniamo presto giù dalla torre di osservazione. andiamo verso la spiaggia. si vedono bene cap-bon-ami e cap-des-rosiers.
passo il resto della mattinata in relax a leggere e bere the dentro l'ostello e a far passare le ultime cose nell'asciugatrice. mi bevo un altro caffé 'italiano' offerto da gerard questa volta. sta costruendo una casetta di legno per gilles e alexandra, sua figlia. abita vicino toulouse, ma viene in québec ogni due-tre mesi per vedere la figlia e continuare la casa. è un prof. di matematica in pensione e l'altra sua figlia fa un dottorato in filologia classica a toulouse. una persona veramente bella. davvero.
abbraccio ja won che parte nell'altra direzione verso percé. saluto e ringrazio caldamente gilles e gerard, che sono stati unici, e poi parto a mia volta.
destinazione ostello sea shak, di cui tutti mi parlano da giorni e dove dovrei fare festa stasera insieme anche a michael. siamo arrivati a sabato 19 settembre. l'ostello è effettivamente un ostello festivo. (così c'è scritto ed è vero). è un posto incredibile, sulla spiaggia, a 12 km da sainte-anne-des-monts. hanno un bar festaiolo e una jacuzzi sulla spiaggia. io lo uso come tappa per spezzare il viaggione di ritorno verso montréal. il viaggio in pullman per arrivarci mi propone una strada stupenda tutta lungo la costa e un tramonto da paura che tento di fotografare dal pullman senza troppo successo. mamma mia... mi sento libera libera libera. ascolto grazie al random dell'ipod una canzone di nina simone che incarna esattamente la mia emozione di questo momento. ain't got no, i got life. beh... i got my smile, i got freedom, i got life...
la serata al sea shak è come la raccontavano. beviamo un sacco, balliamo e sorridiamo fino alla chiusura del bar, alle tre. in fondo sono quasi tre settimane che non 'esco'... e poi è l'ultima sera vera del viaggio. quella dopo sarei stata in pullman verso montréal. bello bello bello.
la mattina dopo alle 9 sono in piedi, pronta per il parc de la gaspésie. sono costretta a farci solo una puntatina perché la sera ho il bus notturno che mi riporterà in 10 ore a montréal dove la notte successiva prendo l'aereo per tornare a paris. mi faccio portare là da due ragazzi di versailles. sono 50 km circa. decido quindi di stare fino a pranzo al massimo per poi fare autostop e tornare all'ostello. è un po' rischioso -lo so- perché se non mi caricano rischio di perdere la corriera, ma boh... lo voglio fare...
faccio un bel giro fino alla chute du diable, una bella cascata tra le montagne e la foresta. qui si vede che siamo nell'interno. la vegetazione è ben diversa da quella sulla costa e le piante sono già più avanti coi colori dell'autunno. è bello vedere come le piante al vermio, non esposte al sole, sono già rosse, mentre quelle più 'al caldo' sono ancora tutte verdi. peccato non esser qui tra dieci giorni... sarà un'esplosione di colore. mi dico che era però il giusto compromesso per non prendere troppo freddo... e comunque questi posti sono così belli anche verdi che... boh... che viaggio sto facendo! comincio ad avere la sensazione che sta finendo e mi mancherà... quasi nostalgia già...
l'autostop al ritorno funziona perfettamente e con pochissima attesa. mi portano a sainte-anne-des-monts dei ragazzi di rimouski, canadesi. parliamo un po'. sono carini... poi da sainte-anne all'ostello ci vado con john, un camionista del minnesota che porta condizionatori a gaspé. mi sento veramente in un film... cazzo... il camionista americano di mezza età con la barba bianca e il supercamione gigante blu che viaggia in lungo e in largo per tutto il continente e la ragazzetta che viaggia da sola per scoprire cos'è la vita... non fa tanto film superbuonista americano??? boh... so solo che scendo da lì saltellando e dicendomi 'noooo... l'ho fatto veramente perdavverissimo, ho fatto autostop in america e mi ha caricato un camionista del minnesota con la sorella che vive vicino francoforte... non ci credo... devo stare sognando...'. in ostello non c'è nessuno perché sono le tre del pomeriggio. solo il barista gael, francese, con cui on fait la fête la notte prima e kim, quella della reception, che suona incredibilmente bene il violoncello... arrivo raccontando la mia storia del camionista tutta eccitata e ci facciamo due chiacchiere in riva al mare. e poi beh... jacuzziiii... o meglio dsciacuzììì, come dicono qui in modo così buffo... mi plazo nell'acqua calda bolliccinosa per una buona oretta poi filo a fare lo zaino per l'ultimo bus notturno -deo gratia- del viaggio.
il cielo decide di regalarmi un'esplosione di rosso, rosa e arancione nel miglior tramonto di tutto il coast-to-coast-to-coast. o non lo so... magari è solo la suggestione da ultimo giorno, ma è stato veramente eccezionale salutare quel posto incantato così. ho fatto un po' di foto e mi sembra proprio che rendano l'idea... miticooo...
dunque... 20 settembre 2009 h. 19.18. l'autobus che doveva portarmi a rimouski per poi consentirmi di cambiare per montréal e arrivare là alle 6.35 del 21 settembre, giorno in cui alle 21.25 avevo il volo per paris avrebbe dovuto passare intorno alle 19.20 e -secondo accordi presi con l'autista che mi aveva lasciato lì alla stessa ora il giorno prima- era sufficiente sbracciarsi un po' e si sarebbe fermato, visto che quella dell'ostello era una fermata su richiesta e non una ufficiale. beh... h. 19.18. vedo l'autobus che arriva, mi sbraccio per bene, con tutte e due le braccia. e sono sotto un lampione, in un rettilineo, perciò ben visibile, almeno secondo me. lui nemmeno rallenta, non mi vede proprio. constato che è veramente lui perché c'è scritto rimouski sopra e me lo vedo filare davanti velocissimo e poi via oltre. mi sbraccio ancora un po', con più enfasi e maggior disperazione dopo che è passato, mentre piano -molto piano- realizzo che ERA veramente lui e che NON CE NE SAREBBE stato un altro fino alla mattina dopo alle 9. il che mi fa realizzare -sempre molto lentamente- che avrei perso l'aereo a montréal... due minuti in cui non capisco niente e che mi servono semplicemente per realizzare il chiaro e semplice concetto del SONO NELLA MERDAAA. comincio a saltare dalla rabbia e dall'angoscia (e a bestemmiare anche un po' ad alta voce). che cazzo faccio? calma. c'è una soluzione di sicuro. chiaramazza analitica e logistica, adrenalinica. come ho detto: questo -di solito- mi riesce maledettamente bene. guardo bene gli orari del bus. mi concentro. penso. veloce e bene. possibilità uno. faccio autostop adesso per tutta la notte e cazzo, è rischioso, è buio, non passano molte macchine e sono sola, ma porca puttana ce la farò ad arrivare a rimouski entro le 8. da là c'è un bus a quell'ora che mi fa arrivare a montréal in tempo per l'aereo. in fondo sono solo 2 o 300 km... il dubbio è se ci arrivo incolume o no, ma dovrei farcela... penso più intensamente e più lentamente per un attimo. ehi... ma il bus sta fermo a sainte-anne, dodici miseri km da qui, per 45 minuti. troppo poco tempo e troppi km per farcela a piedi. buono per fare l'autostop e farcela. penso un secondo in più. ehi... ma in ostello c'è pieno di gente con la macchina. cosa sono 12 km in cambio di offrire aiuto a una bella ragazza in difficoltà??? ok. è LA SOLUZIONE. ce l'ho. mi fiondo giù all'ostello di corsa... nel panico, ma un po' meno di quando stavo saltando e bestemmiando nemmeno tre minuti prima. ho una soluzione, che può decisamente funzionare. vado giù e becco sebastien, l'altro barista e mi dice di chiedere a qualcuno degli ospiti dell'ostello. mi sa che lui non si può muovere... becco un ragazzo tedesco troppo carino e appena arrivato. parlo il miglior inglese della mia vita (così come con sebastien avevo parlato il miglior francese -lo so bene, quando l'adrenalina sale e mi cago veramente sotto io con le lingue funziono al top-) per spiegargli la situazione e dice di sì. fiuuu... è fatta. mentre si prepara mi calmo decisamente e riprendo vita. mi spiegherà dopo in macchina che è in québec da un mese e che ha avuto varie difficoltà perché non parla francese. i canadesi l'hanno accolto gentilmente e l'hanno sempre aiutato ed è felice di restituire l'aiuto ricevuto a qualcuno che ne ha veramente bisogno. gli dico che penso tanto ad andare a vivere in germania perché mi piace proprio questo spirito che ho sempre trovato nei tedeschi. gli racconto di come la gente si fermava per la strada ad amburgo e berlino per chiederci se avevamo bisogno di una mano vedendoci armeggiare con la cartina. dice che non pensava che i tedeschi potessero essere così, ma che è davvero contento di darmi una mano. lo ringrazio circa otto volte, gli dico che mi ha salvato la vita e gli stringo la mano presentandomi mentre scendo dalla macchina. dice 'jakob, nice to meet you'. via 'nice to meet you, too', ma soprattutto jakob santo subito... fiuuu...
resto in uno stato di ansia ben visibile ed evidente finché non salto sul bus, mi siedo e mi rilasso... è andata... porca puttana... quando arriva l'autista lo bracco e gli dico 'ma non mi ha visto??? ero davanti al sea shak, sotto il lampione...'. la merda alza le spalle e dice ciacicando la gomma 'eh... è buio adesso...'. pezzo di stronzo di merda, non hai neanche rallentato e lo sai benissimo che lì c'è della gente che potrebbe salire, coglione... ho perso 10 anni di vita io, cazzone... ma non lo dico... dico invece 'ma io ho rischiato di perdere l'aereo a montréal... per fortuna che c'era qualcuno che mi ha portato...' e lui come niente... era da spaccargli la testa contro il portellone del portabagagli mentre caricava il mio zaino... vabbè... purtroppo non sono capace di atti violenti io...
il viaggio poi passa bene.
a montréal non so che fare per le prossime 12 ore in attesa del bus per l'aeroporto. sono stanca morta e non ho tanta voglia di girare. faccio un'ottima doppia colazione in un posto equosolidale in cui vendono solo roba biologica dove avevo già fatto colazione i primi giorni del viaggio. un muffin ai mirtilli, una fetta di torta ai lamponi, un the al limone, un caffé doppio (me lo fa veramente come quello italiano e mi trovo a dirmi porca miseria se è amaro e forte! mi pento di non avergli detto 'allongé' quando me l'aveva chiesto...). vago un po' alla ricerca di scarpe da tennis che dovrei comprare e qui sono molto meno care, ma senza risultato. mi metto a dormire al sole sul pratino fuori il museo d'arte contemporanea. si sta di nuovo da dio con la temperatura. sono in maglietta. mi tolgo le scarpe, metto i piedi sull'erba, respiro forte forte. sono felice... che viaggione ho fatto. la dormita sul pratino mi fa riprendere decisamente. pranzo da le commensal, dove mi regolo un po' meglio che a québec. vado al supermercato a comprare un po' di sciroppo d'acero da portare a casa. e via... è passata. aeroporto. un'altra notte insonne e sono di nuovo a casa. atterata direttamente sul tetto dell'appart parisien. 65, rue de l'ourcq 75019.
che viaggio...
grazie -in ordine di apparizione- a:
la ragazza dal bel sorriso spontaneo di montréal, il prof. igor mel'chuk, l'autostoppista francese che è stata ad istanbul e il ragazzo dagli occhi azzurri splendidi che il giorno dopo tornava nella sua amata grenoble dopo tre mesi di assenza, i due ragazzi francesi, uno maghrebino e l'altro nero, che cercavano lavoro e fortuna a montréal, la signora canadese che in aeroporto a montréal mentre sfogliavo la guida del touring alla pagina di banff national park mi dice che devo assolutamente dire al mio amico di portarmi perché è eccezionale, gio' -ma forse sarebbe ora cominciassi a chiamarlo solo luca- dunque luca e le migliaia di parole e pensieri srotolati insieme con estremo piacere in quattro giorni, la signora che al supermercato di calgary mi dice che le pere che sto guardando sono ottime e lei le ha comprate l'ultima volta e quando le rispondo beh... grazie del consiglio mi dice tanto non ci rivedremo più, non potrai rinfacciarmelo poi, grande signora! lei è la migliore! e le pere erano veramente buone, dunque non ho ragione di rinfacciarle nulla comunque, i due signori della caffeteria desolata sulla strada verso waterton che ci hanno tenuto una vera lezione di vita su politica e religione, james, il ragazzo di amsterdam che andava per la prima volta in pullman a vancouver, non lo avrebbe fatto mai più, e dopo le olimpiadi sarebbe andato a lavorare in sud africa, meike, la sua spontaneità e il suo calore, la sua felicità per la famiglia che sta creando, i suoi amici alex, christina e steven, vincent, ronny, vicky, sarah e tutta la banda di superscoppiati dell'ostello american backpackers di vancouver, il ragazzo conosciuto sulla spiaggia nudista -tutti e due nudi- che mi ha offerto posto vicino a lui quando la marea saliva e rischiavamo di bagnarci, i tre giapponesi che mi hanno ospitano sul loro taxi dall'aeroporto di québec al centro e hanno accettato di dividerne con me il prezzo, l'impiegata della orléans express all'autostazione di québec, veramente dolce, e il tizio del servizio di messaggeria che mi ha tenuto lo zaino tutto il giorno gratis 'solo perché sei italiana', la bibliotecaria di québec troppo gentile e carina e sorridente, l'autista che mi ha lasciato a percé proprio davanti all'ostello perché pioveva, l'ostellante della maison rouge che mi ha portato coperte supplementari perché avevo freddo, mario, il romano cinquantenne e viaggiatore solitario con cui ho discusso delle sule e scambiato pareri e cartine sui posti dove eravamo stati, michael, l'aragosta, i pareri, le chiacchiere, l'ubriacatura e le sigarette che abbiamo diviso amichevolmente, ognuno padrone assoluto del proprio spazio di libertà, finché questo non disturba lo spazio di libertà di qualcun altro, peccato non avere sperimentato oltre (magari quei 15 dollari che ti devo verrai a prenderteli in italia, no?), jaques, il suo accento quebecois molto carino, chiaro e comprensibile, il suo modo pacato, le sue pazzie della bici e les blagues buffe che mi ha raccontato, la dolcezza con cui mi è stato accanto nel delirio delle pulci, jeremy, il suo accento quebecois incomprensibile e la dritta della maison du pecheur dove andare a mangiare un'ottima freschissima aragosta, romaine e il suo dolce sguardo, il suo viaggio solitario tanto simile al mio, guillaume, i nostri discorsi di fotografia, gli occhi belli e il fatto che mi attraeva un sacco, ma senza saperlo, johann e caroline, la coppietta francese così carina dell'ostello di percé, gilles, gerard, ja won, jacquot e tutta la banda dell'auberge internationale di cap-aux-os, persone di vero cuore che mi hanno lasciato tanto, kim, gael, sebastien, eric e gli archeologi pazzi, valerie, mirelle e sabrina, le svizzere, lise e la sua avventura a rimouski e tutti quelli con cui abbiamo riso, ballato e brindato al sea shak, i due ragazzi di versailles e il passaggio che mi hanno dato, i tre quebecois charmants che mi hanno portato a sainte-anne, il camionista john, del minnesota, jakob santo subito.
grazie a questa bella gente qui non sono stata mai sola. mai.
non smetto di viaggiare. non smetto mai...
i got my smile. i got my freedom. i got life...
paris, 24 settembre 2009, h. 1.54